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GIOVANNI LORETO COLAGROSSI

Nato il 10 dicembre 1957 a San Gregorio da Sassola (Rm). Coniugato, due figlie. Diploma di Liceo Magistrale. Dal 1982 è dipendente della società del trasporto pubblico di superficie a Roma  Trambus S.p.A.

Nel 1999 è eletto sindaco di San Gregorio da Sassola. Iscritto all’Italia dei Valori con Di Pietro, in questa lista viene eletto nel 2003 Consigliere per la Provincia di Roma ed è Capo gruppo dell’Italia dei Valori con Di Pietro, nonché vice Presidente della IV Commissione per l’Edilizia scolastica, componente della I Commissione Bilancio e Programmazione e della Commissione per lo Statuto e il Regolamento Consiliare.

Eletto nelle consultazioni regionali del Lazio del 2005 nella Circoscrizione di Roma. E’ presidente del Gruppo consiliare “Italia dei Valori con Di Pietro”, già vicepresidente della IX Commissione  Lavoro, Pari opportunità e Politiche giovanili, componente della XIII Commissione  Sanità e della XVI Commissione – Mobilità. Attualmente è stato nominato vice-presidente della XI Commissione Urbanistica e componente della XVI Commissione – Mobilità

DISCORSO DI INSEDIAMENTO IN CONSIGLIO REGIONALE

Signori Presidenti, colleghe e colleghi,

l’Assemblea regionale nella quale siamo chiamati a svolgere il nostro compito di rappresentanza delle istanze dei cittadini, vede affrontati, nella relazione programmatica del Presidente Marrazzo, con grande senso di responsabilità, i problemi che affligono la nostra Regione. In una attuata democrazia dell’alternanza siamo chiamati, come maggioranza, a realizzare concretamente, compiutamente e velocemente il nostro programma amministrativo, per dare ai cittadini tutti quelle risposte certe che da noi si attendono, e realizzare una riconferma di questa colazione di governo nella prossima legislatura.

Nell’aprire l’attuale legislatura dobbiamo riflettere su quanto l’Ente Regione sia in grado di incidere positivamente sulla quotidianità dei cittadini del Lazio e su quanto la politica debba essere capace di dare risposte ai problemi.

I nostri cittadini percepiscono la Regione Lazio come un organismo sempre più autoreferente, capace soltanto di alimentare la propria burocrazia, un ente sempre più lontano dalla richiesta di governo che proviene dal territorio.

E per proporre qualcosa di credibile dobbiamo cominciare proprio da noi, dalla Regione Lazio, attraverso una moralizzazione ed una razionalizzazione della spesa che eviti sprechi inutili. La nostra Regione in questi ultimi anni ha visto nascere enti e società le quali non si comprende bene a cosa servano, tranne che alimentare nei cittadini il dubbio che siano solo parcheggi dorati per gli amici degli amici. Analogo discorso vale per la struttura regionale interna che ha visto una organizzazione della stessa finalizzata all’occupazione dei numerosi Dirigenti, alimentando così un aumento di spesa che negli ultimi cinque anni è cresciuta a dismisura. Non si può continuare a percorrere una strada che vede sprechi che causano di conseguenza minori investimenti. Per affrontare con successo i problemi del Lazio, una regione inserita in un contesto nazionale nient’affatto roseo, occorre autorevolezza. E l’autorevolezza si ottiene con comportamenti virtuosi, con una tensione all’eticità, con una condotta trasparente.

Un paese civile si fonda sull’efficacia dei servizi forniti e prioritari tra essi sono la sanità, l’istruzione, i trasporti, il diritto alla casa.

Ho parlato di servizi, perché questa maggioranza non deve cedere alla tentazione di pensare alla salute in termini economici. La sanità va migliorata nei suoi servizi di base, offrendo risposte programmate sulle esigenze dei diversi territori: non si può pensare che l’organizzazione sanitaria sia la stessa per i grandi centri urbani come per le isole, per i quartieri di Roma come per le aree montane. Riscopriamo il valore del servizio, evitiamo che di fronte al bisogno di “sanità” il cittadino debba peregrinare alla ricerca di una risposta, che quasi sempre è lontana e tardiva, oppure trovarsi di fronte a facili soluzioni legate esclusivamente a fattori economici che gravano fortemente sull’utente e sulla Regione.

Anche in questo caso occorre fare scelte coraggiose, la sanità ha bisogno di risorse e queste incidono pesantemente sul bilancio regionale.

Attiviamo, quindi, comportamenti virtuosi, colpiamo con severità le centrali di spreco all’interno delle Asl e investiamo nella prevenzione.

Programmiamo il fabbisogno di sanità con un’organizzazione della sanità pubblica capace di integrarsi, dove realmente c’è necessità, con una sanità privata che non gravi nelle tasche dell’utente.

Realizziamo una attenta politica di sostegno per le fasce sociali più deboli, partendo dal grave problema degli anziani e con essi delle famiglie, evitando pasticci tra competenze di servizio sociale e di servizio sanitario. Il servizio sociale dovrebbe essere una realtà dinamica, meno burocratizzata, in grado di dare risposte ai bisogni emergenti e organizzato in modo da poter soddisfare le esigenze, in equal misura, su tutto il territorio. E, anche in questo caso, non si può omologare la realtà dei centri urbani con quella dei piccoli comuni, con il rischio di fornire a questa o quella realtà servizi inadeguati.

Mentre ci attardiamo in dibattiti politici più o meno profondi, ogni giorno centinaia di migliaia di pendolari del Lazio sono alle prese con una mobilità non all’altezza della situazione; la tanto propagandata “locomotiva Lazio” genera per lo più occupazione precaria; i giovani ed i residenti delle zone rurali e dei piccoli comuni attendono ancora quelle pari opportunità di cui godono gli abitanti dei centri maggiori. Occorrerebbe vivere l’esperienza dei pendolari per qualche giorno per rendersi conto di quanto sia inadeguato questo comparto nonostante i lodevoli sforzi operati quotidianamente dagli operatori di settore. La Cotral, per esempio, necessita di una profonda riorganizzazione, non si può pensare che con l’acquisto di qualche centinaio di mezzi l’organizzazione del servizio possa di colpo divenire una macchina efficiente. Come pure non possiamo pensare che il trasporto su gomma sia di per sé esaustivo: è necessario ridefinire i rapporti con le ferrovie, pensare a nuovi parcheggi di scambio. In altre parole bisogna evitare che la Capitale venga assalita dalle auto e che i pendolari debbano viaggiare ogni giorno per ore per percorrere pochi chilometri.

Un’altra delle emergenze sociali di questo momento è senza dubbio quella della casa. Nonostante si continui a costruire, l’acquisto di una casa o il prezzo degli affitti è talmente elevato che pochi possono accerdervi. A questo si è aggiunto lo scandalo delle cooperative edilizie per il quale occorre fare luce e cambiare le regole di tutela dei soci. Contemporaneamente, bisogna riavviare le politiche tese a favorire l’acquisto della prima casa, come già sperimentato dal precedente governo di centro sinistra. E in rifermento al problema degli alloggi di edilizia economica e popolare, ex IACP, si deve attuare una seria politica di riordino ed un’indagine conoscitiva che porti ad una giusta assegnazione ed alla verifica del mantenimento dei requisiti. E perché no, affermare che andrebbe ripreso il finanziamento e la relativa costruzione di case popolari per le numerose famiglie indigenti in cerca di un alloggio dignitoso. Altro impegno strategico per la Regione sarà quello di modernizzare l’agricoltura laziale. Ci si vanta in questo settore di aver speso tutte le risorse disponibili dei fondi comunitari. Ma dovremmo chiederci cosa hanno realmente prodotto tali risorse in termini di sviluppo del comparto e di occupazione. Anche in questo caso ci si dovrà impegnare nel campo della formazione, del miglioramento della qualità, della tracciabilità, dell’accorciamento della filiera. Un impegno non da poco, se pensiamo che le precedenti giunte regionali hanno appena sfiorato questi temi. Intanto si potrebbe cominciare con l’approvazione della legge sui distretti rurali, inspiegabilmente rimasta nel cassetto durante la legislazione precedente.

Legata all’agricoltura è senz’altro la tematica ambientale. Nello specifico occorrerà effettuare una drastica inversione di rotta rispetto alle politiche attuate dalla precedente Giunta. Il territorio va difeso e oggi non sempre è possibile, grazie anche ad una legislazione regionale dalle maglie larghe che consente manovre speculative sul territorio.

Del resto bisogna cominciare a riflettere sulla tutela dell’ambiente non come a una privazione o ad un freno per l’economia locale, ma come ad una opportunità di sviluppo. E perché ci sia sviluppo occorrono serie politiche di rilancio dell’economia laziale: i problemi non si risolvono con qualche contributo a pioggia. La tanto predicata e poco praticata competitività deve divenire la base della nostra azione politica. La Regione dovrà riaprire un dialogo con il sistema bancario perché gli istituti di credito, anziché rastrellare risorse le riversino per lo sviluppo delle nostre imprese. Considerato che se le zone più ricche della nostra regione vivono una fase di sofferenza economica, le aree storicamente più depresse sembrano essere cadute in una stagnazione senza futuro. È nostro dovere, per un sano riequilibrio territoriale, utilizzare l’ultima tranche di fondi comunitari per realizzare questo obiettivo ambizioso, ma determinante per il futuro di tante aree del Lazio.

Ma l’economia di una regione non può essere soltanto alimentata da fondi pubblici o da operazioni finanziarie. L’economia è per l’uomo ed è fatta dall’uomo.

Sotto questo aspetto assume particolare rilevanza il ruolo svolto dall’istruzione e dalla formazione. Formazione non sempre adeguata, spesso più utile a chi organizza corsi piuttosto che ai loro fruitori. Anche in questo campo occorre guardare a lungo e legare sempre di più la formazione alle esigenze dell’apparato produttivo e alla vocazione dei vari territori.

Con la riforma costituzionale le regioni acquisiscono nuove competenze sull’istruzione. L’organizzazione di una istruzione che sempre più impone alle regioni di dover attuare piani formativi legati a programmi economici finanziati dalla regione e dall’autonomia degli istituti scolastici, ma che in realtà lasciano molte scuole prive di ogni risorsa.

Per questo molti comuni si trovano a dover garantire ai plessi scolastici dal normale materiale di consumo ai sussidi didattici e non ultimo programmi integrativi quali la seconda lingua o gli insegnamenti opzionali, che si realizzano soltanto in quei comuni che sono in grado di sostenerne la spesa. E così avremo alunni più o meno preparati a seconda se sono residenti in comuni dai bilanci floridi o meno. È una grave ingiustizia alla quale la regione dovrà porre riparo.

Solo con una forza lavoro preparata culturalmente e capace di affrontare il mercato saremo in grado di attivare efficaci politiche del lavoro.

Non si può però parlare dei lavoratori e dei loro diritti, senza dare le giuste attenzioni alle esigenze di chi fa impresa, favorendo però scelte di investimento in quelle imprese che fanno ricerca ed innovazione. E attuano forme di internazionalizzazione per individuare nuovi mercati per la produzione del Lazio.

Lavoro dell’uomo, paesaggio, ambiente, storia fanno parte della nostra cultura. La Regione Lazio nel progettare le sue politiche culturali dovrà tenere conto, non solo di una semplice tutela e valorizzazione del passato, ma di un programma culturale che parta dal territorio e che elevi culturalmente le proprie popolazioni per divenire un’attrattiva forte per il turismo.

Vorrei fare un appello al Presidente Marrazzo e alla Giunta perché si riprenda quel dialogo con i sindaci: i sindaci sono il termometro della società, sono gli uomini delle istituzioni quotidianamente in prima linea nell’ascoltare e nel dare risposte ai problemi dei cittadini. Il rischio, in questi anni di duro lavoro che ci attendono è che presi dai problemi di una Regione così complessa, si perdano i rapporti con la società civile. E, quindi, mi sembra giusto accennare ai rapporti che questa maggioranza dovrà intrattenere con gli enti locali. In questi anni non abbiamo visto realizzarsi un rapporto di tipo istituzionale tra Giunta regionale, provincie e comuni, e addirittura sono state completamente ignorate le Comunità montane.

Dialoghiamo con gli amministratori locali, soprattutto con i 205 piccoli comuni, che nonostante i provvedimenti e le risorse a loro destinati, si sono rivelati totalmente insufficienti. È l’ora della proposta politica. È il momento di metterci in gioco per elaborare una seria azione di governo.

Giovanni Loreto Colagrossi

GLCOLAGROSSI@REGIONE.LAZIO.IT

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